I segnali non verbali per sostenere un colloquio di successo

Che non sia solo quello che si dice, ma anche come lo si dice, a determinare quanto recepito dall’interlocutore è ormai cosa piuttosto nota. Si sa che il linguaggio del corpo e il complesso di segnali non verbali che si trasmettono, più o meno consciamente, sono in grado di restituire informazioni e impressioni cruciali almeno quanto il senso delle parole effettivamente pronunciate.

Acquisire consapevolezza in questo senso può venirci in aiuto in tutti i momenti della quotidianità, ma avere il giusto atteggiamento durante un colloquio di lavoro può davvero fare la differenza e determinarne l’esito.

Alcuni suggerimenti possono addirittura sembrare banali, ma è sorprendente realizzare quante volte mettiamo in atto espressioni o posture particolari senza nemmeno rendercene conto; bisogna ricordarsi che bastano pochi secondi per farsi una prima impressione di una persona: bisogna fare attenzione a giocarseli bene!

Ecco sei consigli in pillola per cominciare a porsi nel modo migliore possibile:

  1. AL TELEFONO.È vero che non siamo sempre nella condizione di poter rispondere con voce squillante, ma è importante trasmettere attraverso il tono e la modulazione del discorso che siamo attivi, svegli e interessati.
  2. LE PRESENTAZIONI. Il miglior modo per accogliere qualcuno è con un sorriso, per trasmettere serenità e voglia di conoscere l’intervistatore.
  3. UNA STRETTA DI MANO FERMA. Stringere la mano senza prestare attenzione a quello che si sta facendo può portare a due sfortunati risultati: una stretta lasca, svogliata, che trasmette mancanza di entusiasmo, distrazione o debolezza; all’estremo opposto una stretta ferrea, decisamente fuori luogo e che rischia di assumere connotati di aggressività.
  4. LA POSTURA. Lo spazio che occupiamo con il nostro corpo e il modo in cui articoliamo gambe e braccia concorrono a formare figure dal preciso significato. Sedersi con la schiena ricurva, mantenendo il capo rivolto verso il basso e le braccia conserte, rimanda all’idea che siamo i primi a non essere sicuri di quanto stiamo raccontando e di noi stessi. È molto meglio mantenere la schiena dritta e trasmettere più sicurezza e apertura verso l’interlocutore.
  5. IL CONTATTO VISIVO. Senza essere insistenti, è importante creare una connessione con l’intervistatore anche attraverso lo sguardo, onde evitare di sembrare sfuggenti o far sorgere il dubbio che si stia mentendo.
  6. IL CONTATTO FISICO. Se in alcuni momenti capita di doversi relazionare in piedi e non di conversare da un capo all’altro di una scrivania, allora è meglio fare attenzione ai propri movimenti: è sconsigliabile toccare l’interlocutore per richiamare la sua attenzione.

Naturalmente questi pochi passaggi non esauriscono la vastità dell’argomento, ma per fortuna la letteratura in tal senso è estremamente abbondante e altrettanto interessante.

Si potrebbe disquisire anche di quando la rilevanza del contesto e la percezione di bontà di un certo comportamento varino a seconda delle culture di riferimento, ma in definitiva dotarsi di una buona educazione e sfoggiare gentilezza sono scelte che verranno sempre ripagate positivamente. Salutare sempre con cortesia chi si incontra, senza fare alcuna distinzione a seconda del ruolo che ci sembra avere la persona all’interno dell’azienda, rivolgersi a tutti gli interlocutori quando si parla e non usare un linguaggio in alcun modo offensivo sono altrettanto importanti.

Insomma i segnali non verbali e il buon senso sono un’ottima coppia da cui farsi accompagnare a un colloquio dal quale si vuole uscire vincenti!

 

Alexia Lombardi

MConsulting

 

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