Esplora il significato del termine: Lavoro: “eppure le aziende cercano disabili”Lavoro: “eppure le aziende cercano disabili”

http://invisibili.corriere.it/2014/07/11/lavoro-eppure-le-azienda-cercano-disabili/

Risposte e fatti non chiacchiere inutili. E’ quello vuole chi cerca lavoro. Sia esso disabile, giovane in cerca di primo impiego od over 50. Lo ha chiesto a gran voce, con una chiarezza esemplare Giulia nella sua lettera a inVisibili. E’ quello che chiedono i 700 mila iscritti alle liste di collocamento mirato presso i centri per l’impiego. Quelli che guardano sconsolati, e ormai, disillusi, le offerte per le categorie protette (guarda la sezione di Trovolavoro riservato alla categorie protette)… in attesa di qualcosa che possa essere una vera opportunità  …

 

Ne è riprova il convegno che si è tenuto qualche giorno fa all’Università Cattolica, dal titolo Disabilità, da obbligo a opportunità. “Non ci attendevamo una risposta così significativa, abbiamo riempito la sala – Riccardo Nava -. Erano presenti numerosi responsabili del personale di grandi e medie imprese nazionali, segno che la disabilità nel lavoro comincia a suscitare un certo interesse”. Da un lato infatti, con la crisi, le sanzioni per le imprese che non assumono persone con disabilità diventano uno spreco di denaro che le aziende non si possono più permettere e dall’altro il mondo imprenditoriale sta scoprendo che assumere disabili, scegliendo con accuratezza, può portare a vantaggi concreti. “Il disabile può essere la persona giusta al posto giusto (una risorsa che produce e che permette all’azienda di assolvere pienamente agli obblighi normativi), ma non tutti conoscono le potenzialità della articolo 14 (del decreto legislativo 276/03) che consente alle aziende di fare vere e proprie selezioni tra i candidati – spiega Nava -”.

 

Un’altra dimostrazione di come il clima stia cambiando è la nascita di società di “cacciatori di teste” specializzati nel mondo della disabilità. “Lavoriamo sugli skill, le abilità e le conoscenze – racconta Mariadomenica De Vita di Mconsulting– tra i nostri clienti ci sono aziende che hanno deciso di cambiare cultura attraverso attività di formazione, informazione e sensibilizzazione e hanno compreso che una risorsa preparata e formata lavora nel modo migliore, e diventa per l’ azienda un valore aggiunto. Cerchiamo prima di tutto “professionisti”,  con o senza disabilità, che soddisfino le esigenze delle aziende. L’essere disabili diventa un requisito secondario per il nostro processo di selezione. La nostra difficoltà è però entrare in contatto con persone con disabilità che abbiano questi skill, chiediamo infatti alle Università e agli Enti preposti di collaborare per lo stesso obiettivo”. De Vita non vuole nemmeno sentir parlare di barriere fisiche o culturali. “Le prime si abbattono e le seconde… beh – prosegue De Vita – Se l’accompagnamento all’interno dell’azienda è fatto a dovere, e coinvolge anche i futuri colleghi/responsabili, i problemi sono superati. Anzi capita spesso che siano gli stessi colleghi ad essere, dopo poco tempo, i primi fan delle persone con disabilità”.

La sensazione che la disabilità sia un freno rimane. Anche se i “tecnici” dicono il contrario.“Capita che i disabili abbiamo due curriculum distinti per rispondere alle offerte di lavoro, uno per quelle riservate alle categorie protette e uno per le altre situazioni -prosegue Nava-. Come se considerassero che l’appartenere alle categorie protette faccia da freno. Invece è un incentivo per un’azienda che, se trova il profilo giusto, non esita ad assumere. Oltre alla possibilità di selezionare la persona con disabilità, questa norma permette altre forme di sostegno. Le aziende possono chiedere alle cooperative di impiegare persone con disabilità al posto loro e in cambio forniscono lavoro da svolgere in sede”.

Il centro per l’impiego di Lecco sta lanciando il programma Adozione lavorativa. Il lavoratore con disabilità, viene sostenuto economicamente da parte dell’impresa impossibilitata ad assumerlo, ma impiegato in un contesto lavorativo più adeguato alle sue condizioni. L’azienda dà un contributo annuo di 6.500 euro, mentre il centro per l’impiego provinciale s’impegna nel trovare un luogo alternativo in cui inserire il lavoratore “adottato”. Fino ad Aprile 2014 sono state 396 le “adozioni” attivate. Circa un quarto sono diventate assunzioni regolari.

 

 

 

 

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